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Itinerari 2018-04-13T18:23:48+00:00

Itinerari

Si può essere indotti a pensare che Jesolo sia in qualche modo “figlia” di Venezia, almeno turisticamente parlando, anche se non è sempre stato così. Negli annali della storia ha infatti preceduto la città lagunare e ha dato un contributo notevole alla sua formazione. Antico centro dell’Impero romano, come testimoniano varie scoperte archeologiche in zona, ebbe i natali quale vicus (villaggio) su un’isola in prossimità della foce del Piave: era una delle numerose tappe dove le imbarcazioni mercantili sostavano, al riparo da venti (bora innanzitutto) e tempeste, sulla rotta da Ravenna, porto dove veniva imbarcato il grano della ottava regione augustea (Aemilia), alla grande città-fortezza di Aquileia, baluardo dei confini orientali di Roma. Equilo, da equus (città dei cavalli), e, a seconda delle trascrizioni, anche Equilio, poi Esulo, Lesulo, Jexulo, Jexollo, Jesolum, divenne uno dei più fiorenti porti della Confederazione lagunare. Caduto l’Impero romano, Jesolo e le altre città dell’estuario veneto, rimaste senza una guida politica, diedero vita a una congregazione, dandosi un governo autonomo guidato da Paoluccio Anafesto, il mitico primo doge, con capitale Civitas Nova (Eraclea), posta al centro geografico del Comune Venetiarum. Gli abitanti di Jesolo, però, mal sopportavano che il governo avesse sede a Eraclea, sapendo la loro città di origini più illustri. Attorno all’anno Mille era sede vescovile e contava ben 42 chiese, numerosi conventi, e disponeva della grande ricchezza rappresentata dalle saline.

Venezia e isole

Burano
Dal pontile ACTV, sulla sponda nordorientale dell’isola si procede per calli e callette compiendone il periplo in senso orario.

Mazzorbo
Superato il ponte di collegamento con Burano si prende a sinistra e si compie il periplo dell’isola passando per la storica chiesa di S. Caterina.

Torcello
Dall’approdo ACTV si segue la passeggiata turistica fino alla basilica inoltrandosi quindi brevemente negli incolti retrostanti.

Lunghezza: km 6 complessivi
Tempi di percorrenza: l’escursione, per l’interesse delle situazioni offerte, richiede un’intera giornata.
Viabilità: Il percorso si svolge interamente su banchine lastricate, ad eccezione di un brevissimo tratto a Torcello.

Escursione di notevolissimo interesse etnografico, paesaggistico ed artistico in cui il breve percorso viene compensato da una straordinaria densità di motivi d’interesse. spunti di conoscenza e di momenti suggestivi. E’ il cuore storico, artistico e popolare della laguna nord che si offre al visitatore, svelandosi nei molteplici e contraddittori aspetti della sua attuale realtà. Un’esperienza da vivere per un giorno intero, senza fretta, con l’animo disposto alla scoperta e allo stupore che suscitano la bellezza ed i segni nobili della storia di cui questa parte della laguna è stata teatro.

Burano

Burano si raggiunge dalla Ricevitoria di Treporti con i vaporetti del servizio pubblico ACTV. Con gli stessi mezzi si effettua il trasferimento a Torcello.

Sant’Erasmo: C’è qualcosa di nuovo, anzi di antico a Sant’Erasmo: proprio così, perché L’antica e possente Torre Massimiliana che domina la spiaggetta del ‘baccan’, dove i veneziani vanno per tradizione a fare bagni e scampagnate, non è più un illustre rudere dell’architettura m ilitare austriaca (1800) ma una presenza fisica, ‘corposa che vive e vivifica l’antico spazio lungo la ‘linea dei fuochi che proteggeva la Laguna. Dedicata all’arciduca Massimiliano d’Austria, che vi trovò rifugio in un momento di forte turbolenza nel 1848, è stata completamente recuperata, risanata dal Magistrato alle Acque di Venezia , su progetto degli architetti Carlo Cappai e Maria Alessandra Segantini. I lavori sono stati realizzati nell’ambito delle opere di salvaguardia dalle acque alte e riqualificazione urbana. Dopo tanti anni di progressivo abbandono e degrado, la verde isola degli orti e dei vigneti ritrova il suo monumento più importante.

La Torre Massimiliana a Sant’Erasmo
Liberata dalla servitù militare, la Torre Massimiliana viene restituita dal Magistrato alle Acque di Venezia alla città e all’isola

Passeggiata a Sant’Erasmo
La stessa spiaggia, cioè il ‘bacàn’, gode ora gli effetti del restauro che ha coinvolto quella parte dell’isola che dialoga da secoli con San Francesco del Deserto e Burano da una parte e Treporti e Punta Sabbioni dall’altra: è un luogo dove il turismo è prevalentemente locale, domestico, non invasivo. Dalla lingua di sabbia consacrata alla tintarella in famiglia, si vede ora la possente Torre vivere nel paesaggio cambiando colore con il passare delle ore: in particolare, rosseggia all’alba e al tramonto quasi a voler segnalare che il presente ha riscattato la fortificazione e, rendendola vivibile agli isolani e ai loro visitatori, l’ha trasformata in un luogo di incontri, luogo di memoria storica e umana (le generazioni, il loro lavoro lì intorno). Chi la vorrebbe museo della Laguna Nord pensa a un atto d’amore.

Bicinbarca

Alle isole servite dai mezzi dell’Actv, nel periodo aprile-settembre si può portare la bicicletta grazie all’iniziativa ‘Bicinbarca’. Una linea parte da San Giuliano (alla periferia di Mestre) e arriva a Sant’Erasmo e Lido. Un’altra (ferry boat), va dal Tronchetto al Lido e Punta Sabbioni.

Pellestrina

Sottile barriera di oltre 11 chilometri sospesa fra mare e laguna e protetta dall’irruenza delle acque da una delle più poderose difese a mare che la Serenissima seppe realizzare nel ‘700 per salvare la sua città: i Murazzi . Scogliera artificiale verticale verso la laguna e grondante verso l’Adriatico, fu costruita con blocchi di pietra d’Istria lavorati in forma grossolana per un tratto di circa venti chilometri fra quei litorali che sono la naturale difesa del patrimonio artistico, culturale ed economico che ha il proprio cuore in Venezia. Il litorale così ‘corazzato fa la guardia ai minuscoli paesi di pescatori che si affacciano, pieni di suoni, richiami, voci, sulle torbide acque lagunari.

San Pietro in Volta
Portosecco (antico porto ora insabbiato), la carizzada San Antonio e Pellestrina. Facilmente raggiungibile, il lido di Pellestrina va dal porto di Malamocco a quello di Chioggia. Il suo nome sembra prenda origine dalle Fosse Filistine del III secolo, scavate per congiungere il fiume Adige alle lagune di Adria. Si popolò in seguito alla fuga degli abitanti della terraferma incalzati dai Longobardi invasori e, a causa della collocazione geografica, non fu risparmiata dalla sanguinosa ‘guerra di Chioggia ‘ tra Venezia e Genova, che fu vinta nel 1379 dalla Serenissima. Ricca di orti e piccole case colorate, l’isola è veramente una perla della natura e dell’ingegno umano, un luogo ricco di fascino dove il rapporto fra uomo e laguna è ancora stretto e intense sono le attività in questo delicato ecosistema: caccia, pesca, agricoltura, turismo. Non a caso ancor oggi, benché in numero molto ridotto, le merlettaie casalinghe si raccolgono sulla porta di casa per eseguire sul tombolo il saltellante merletto a fuselli, attorniate dai profumi intensi e dimenticati, presso un lungo laguna da cui si possono ammirare tramonti scenografici.

Qui la vita paesana ha caratteristiche culturali tipicamente isolane e con radici antichissime, e infatti la popolazione è depositaria di quella identità veneziana, venezianità – che altrove sta sbiadendo. Ed è appunto a partire da queste particolari tipicità che il turista può lanciarsi in incantevoli e rilassanti percorsi in bicicletta, magari al tramonto, quando il sole si tuffa e dal pelo dell’acqua sembra farti l’occhiolino. Si affida volutamente ai desideri del visitatore la scoperta del percorso che lascia immagini di stupore a chi alterni la sosta sulla diga all’itinerario sul rettilineo principale, alla divagazione fra le calli e lungo il tratto che si affaccia sul bordo lagunare. Poi, superato il cimitero di Pellestrina, si pedala per circa un chilometro lungo i possenti Murazzi a qualche metro dal mare fino ad arrivare al lido di Ca’ Roman, polmone verde dell’isola, che si apre per circa quaranta ettari di spiaggia, duna e macchia. È l’ultimo rifugio di molte specie floro-faunistiche: una pineta trasformata in oasi naturalistica protetta di forte interesse ecologico, dimora in particolare di due specie di uccelli – il fratino e il fraticello – che hanno trovato a Ca’ Roman il loro habitat ideale.

Le barene della laguna nord
Le barene generalmente si configurano come aree con un margine lievemente rialzato, depresse al loro interno e attraversate da canaletti di origine erosiva, i ‘ghebi’ . I terreni fortemente salati e i suoli compatti delle barene impediscono il passaggio di aria nelle parti profonde: per questo motivo le piante non raggiungono mai altezze rilevanti. La vegetazione delle barene risulta approssimativamente omogenea e dipende dal grado di salinità del terreno. Ai margini delle barene, nelle zone maggiormente soggette ai fenomeni di marea, troviamo la Spartina (Spartina marittima), graminacea che spesso determina una elevazione dei terreni, portando all’attecchimento di altre specie e quindi all’evoluzione delle velme ‘, aree che emergono solo periodicamente, nelle fasi di bassa marea. Particolarmente diffusa è la Salicornia (Salicornia veneta), una pianta molto resistente alle variazioni di salinità. A queste essenze si alternano altre specie come la Puccinellia (Puccinellia palustris), il Limonio (Limonium serotinum), la Salicornia fruticosa (Arthrocnemum fruticosum), il Patano (Aster tripolium), il Roscano (Salsola soda), ecc. Nei terreni meno salati, in prossimità di acque salmastre o dolci, la vegetazione è dominata dalla presenza dei giunchi (Juncus acutus, Juncus maritimus)