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Si può essere indotti a pensare che Jesolo sia in qualche modo “figlia” di Venezia, almeno turisticamente parlando, anche se non è sempre stato così. Negli annali della storia ha infatti preceduto la città lagunare e ha dato un contributo notevole alla sua formazione. Antico centro dell’Impero romano, come testimoniano varie scoperte archeologiche in zona, ebbe i natali quale vicus (villaggio) su un’isola in prossimità della foce del Piave: era una delle numerose tappe dove le imbarcazioni mercantili sostavano, al riparo da venti (bora innanzitutto) e tempeste, sulla rotta da Ravenna, porto dove veniva imbarcato il grano della ottava regione augustea (Aemilia), alla grande città-fortezza di Aquileia, baluardo dei confini orientali di Roma. Equilo, da equus (città dei cavalli), e, a seconda delle trascrizioni, anche Equilio, poi Esulo, Lesulo, Jexulo, Jexollo, Jesolum, divenne uno dei più fiorenti porti della Confederazione lagunare. Caduto l’Impero romano, Jesolo e le altre città dell’estuario veneto, rimaste senza una guida politica, diedero vita a una congregazione, dandosi un governo autonomo guidato da Paoluccio Anafesto, il mitico primo doge, con capitale Civitas Nova (Eraclea), posta al centro geografico del Comune Venetiarum. Gli abitanti di Jesolo, però, mal sopportavano che il governo avesse sede a Eraclea, sapendo la loro città di origini più illustri. Attorno all’anno Mille era sede vescovile e contava ben 42 chiese, numerosi conventi, e disponeva della grande ricchezza rappresentata dalle saline.